Una pratica rivoluzionaria: la Capoeira da danza-lotta a Patrimonio Nazionale

26 Novembre 2024

Le origini della capoeira
La capoeira nasce nel contesto storico del Brasile coloniale, che va dal 1532 al 1822, anno in cui il Brasile ottenne l’indipendenza dal Portogallo grazie all’intervento dell’imperatore Don Pedro I. Le origini della capoeira sono oggetto di diverse teorie. Le due più accreditate sostengono che la capoeira sia una manifestazione africana portata in Brasile attraverso la deportazione degli africani durante la colonizzazione, oppure che sia una creazione afro-brasiliana, nata dall’incontro di popolazioni africane provenienti da diverse regioni. Quest’ultima teoria, che sembra essere la più documentata, suggerisce che la capoeira, così come la conosciamo oggi, non abbia mai esistito in Africa, ma sia una fusione di pratiche provenienti da diverse tradizioni africane che, in Brasile, si mescolarono per dar vita a qualcosa di nuovo. La capoeira quindi è un prodotto delle terre brasiliane, frutto di una specifica condizione storica e culturale, non esistente nel continente africano.


La capoeira come espressione culturale unica
La capoeira, seppur ispirata da pratiche tradizionali africane come n’golo (la danza della zebra), kambandula e ladja, presenta caratteristiche uniche che non si trovano in nessuna di queste danze-lotta africane. Nei secoli di colonizzazione, le popolazioni schiavizzate provenienti da diverse zone dell’Africa, come il Mozambico e l’Angola, si trovarono a vivere fianco a fianco in Brasile, dando vita a una mescolanza culturale che portò alla nascita della capoeira. Quindi, la capoeira non è solo una fusione di elementi africani, ma è principalmente una creazione specifica del Brasile, frutto di un incontro tra diverse tradizioni e influenze locali. La sua evoluzione è legata alla realtà storica e sociale brasiliana, in cui le tradizioni africane si sono trasformate in una nuova forma di espressione culturale che è unica al mondo.

Quilombos: rifugi di libertà e resistenza
Un altro aspetto cruciale della capoeira è il suo legame con i quilombos, le comunità di fuggitivi che si stabilivano lontano dalle piantagioni di zucchero e dalle oppressioni della schiavitù. I quilombos erano spazi di libertà dove le persone schiavizzate, ma anche gli emarginati della società, potevano vivere in autonomia, condividendo le proprie tradizioni culturali e dando vita a nuove forme di resistenza. In questo contesto, è probabile che la capoeira abbia preso piede come forma di difesa e di aggregazione. Il Quilombo dos Palmares, il più famoso tra i quilombos, esistette tra il 1580 e il 1710 ed è divenuto un simbolo di resistenza contro l’oppressione coloniale. Qui, le persone si riunivano per praticare la capoeira, che divenne non solo un’arte di movimento e di divertimento, ma anche una forma di lotta per la sopravvivenza e di resistenza contro il dominio delle forze imperiali.

Dalla marginalità al riconoscimento globale
Nel corso del tempo, la capoeira venne vista dalle autorità come una pratica pericolosa, associata alle classi sociali più basse e ai banditi che lottavano contro l’ordine costituito. Nel 1890, la capoeira venne messa fuori legge dal codice penale brasiliano. Solo negli anni ’30, grazie all’impegno di figure come Mestre Bimba e Mestre Pastinha, la capoeira riuscì a guadagnare riconoscimento e dignità come arte e disciplina. Nel 1974, la capoeira venne riconosciuta ufficialmente come sport nazionale brasiliano, e nel 2014 la roda di capoeira è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO. Questo percorso di evoluzione, da pratica di resistenza a disciplina sportiva, riflette il cambiamento delle percezioni sociali e culturali nei confronti di questa arte, che oggi è celebrata e praticata in tutto il mondo.